Premesso che la PEDICULOSI rappresenta semplicemente una “fastidiosa eventualità non discriminatoria” e non un “serio problema sanitario”, con la presente, a seguito della comunicazione da parte di alcune famiglie della presenza di alunni colpiti dai pidocchi, di seguito si indica la procedura da seguire in caso di pediculosi a scuola. La circolare ministeriale n. 4 del 13 marzo 1998 chiarisce che:
• in caso di pediculosi, se la terapia viene eseguita scrupolosamente, il bambino potrà essere riammesso a scuola già il giorno dopo il primo trattamento con un certificato del pediatra;
• gli insegnanti sono tenuti ad avvertire tempestivamente la famiglia del bambino, che potrà tornare a scuola con autocertificazione dei genitori dove si indicherà che il trattamento è già stato effettuato e che le lendini sono state già eliminate, oppure che il trattamento non è stato necessario per assenza di pidocchi e/o uova;
• gli insegnanti sono tenuti ad avvertire le altre famiglie degli eventuali casi riscontrati in classe,
invitandole a monitorare, a casa, l’andamento del fenomeno anche nei propri figli;
• in caso di recidiva, i bambini con pediculosi dovranno essere allontanati dalla scuola/classe fino alla presentazione di un certificato di non contagiosità;
E’ opportuno sottolineare che l’infestazione del capo non dipende né dalla classe sociale di appartenenza, né dall’igiene personale. I pidocchi, infatti, non fanno alcuna differenza e si trasmettono in maniera diretta da una persona infestata a un’altra (per esempio, nei luoghi affollati è più facile che un pidocchio possa passare da una testa a un’altra) oppure in maniera indiretta, cioè con lo scambio di fermagli, pettini, spazzole, lenzuola o altri indumenti. Gli individui più colpiti sono solitamente i bambini tra i 3 e gli 11 anni, soprattutto le femmine. La pediculosi, inoltre, è maggiormente diffusa nelle città piuttosto che nelle campagne. La maggiore incidenza si verifica tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Il sintomo principale e più evidente è il prurito,
Mprovocato dalla reazione infiammatoria innescata dalla sostanza antigenica che il pidocchio ha nella saliva e che, dopo aver punto il cuoio capelluto, riversa nella ferita. In caso di prurito, va osservato il capo molto attentamente. La presenza degli insetti è difficile da accertare, mentre è molto facile riscontrare la presenza delle lendini, nelle zone della nuca e dietro e sopra le orecchie, uova traslucide bianche o marroni, grandi quanto una capocchia di spillo, attaccate al cuoio capelluto grazie a una sostanza adesiva insolubile in acqua. Prevenzione: va immediatamente ripetuto che i prodotti per il trattamento della pediculosi, purtroppo, non hanno un’azione preventiva, oltre ad essere nocivi per la salute. Quindi, è del tuttoinutile utilizzare questi prodotti per evitare che il bambino prenda i pidocchi in classe o in qualsiasi altro luogo frequentato. L’unica prevenzione può essere attuata soltanto seguendo alcune norme igieniche che evitino la trasmissione degli insetti:
• evitare di scambiare oggetti personali quali cappelli, sciarpe, pettini, spazzole, fermagli per capelli, ecc.; evitare di lasciare i propri indumenti ammucchiati con quelli altrui;
• chiedere in palestra, piscina, scuola ed altri luoghi pubblici se vi sono armadietti personali dove riporre i propri effetti personali;
• controllare periodicamente i capelli se i bambini cominciano a grattarsi;
• controllare la testa di tutti i componenti della famiglia: i pidocchi potrebbero essere passati già da un familiare a un altro.
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